La giornata si svolge nelle Sedi Locali ogni anno durante il mese di aprile in collaborazione con l’AIDO e le altre associazione operanti sul tema presenti nel territorio nazionale.

L’AIDO (Associazione Italiana Donatori d’Organo) nasce negli anni settanta con le finalità di promuovere la cultura della donazione di organi, tessuti e cellule e della prevenzione, tramite adeguati sti


li di vita, di quelle patologie degenerative che possano richiedere il trapianto come terapia, nonché di provvedere alla raccolta di dichiarazioni di volontà favorevoli alla donazione post mortem.

SISM e AIDO nel 2005 hanno firmato un protocollo d’intesa in cui entrambe le parti si impegnano a collaborare nel comune intento di promuovere all’interno delle facoltà mediche, ma non solo, la coscienza della donazione post mortem nonché di raccogliere le dichiarazioni volontà favorevoli alla stessa.

L’esigenza di un impegno da parte nostra in questo campo nasce dalla consapevolezza che, nonostante le grandi potenzialità terapeutiche del trapianto d’organi, esiste un forte limite che è costituito dal numero esiguo delle donazioni d’organo che danno luogo a delle liste di attesa imbarazzanti.

Molti malati muoiono o vivono con tante limitazioni perché l’offerta di organi e di tessuti per il trapianto è insufficiente.

Ecco perché il SISM ha scelto di impegnarsi nel promuovere la cultura della donazione!

Clicca su ciascuna di queste voci per saperne di più!

Donazione E Trapianto

Il trapianto d’organi è una tecnica chirurgica che si realizza in due fasi differenti:

  1. il prelievo da un soggetto donatore
  2. l’impianto in un soggetto ricevente

Le finalità del trapianto d’organo sono terapeutiche, costituendo spesso l’unica soluzione esistente per la risoluzione di patologie degenerative a carico di diversi organi vitali e non. Non solo il trapianto può salvare la vita, ma può anche migliorare lo stile di vita di pazienti, per esempio, costretti da anni a multiple sedute settimanali dialitiche per contrastare una condizione di insufficienza renale terminale.

E’ per questo che le attenzioni nei confronti del trapianto d’organo crescono continuamente di pari passo all’affinamento delle tecniche chirurgiche e delle terapie di supporto al paziente trapiantato, che fanno sempre più sperare in una procedura scevra da effetti indesiderati, tra cui il temutissimo rigetto dell’organo impiantato e le conseguenze di una terapia immunosoppressiva.

E’ a questo punto evidente il ruolo chiave della donazione d’organo che costituisce un passaggio indispensabile per l’intera procedura terapeutica.

Storia Del Trapianto

La possibilità di prolungare la vita o di ridare salute o giovinezza attraverso la sostituzione di organi o tessuti malati con organi e tessuti sani, prelevati da soggetti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti ha stimolato la fantasia popolare da sempre. Se ne trova traccia nella mitologia, in numerose leggende e in rappresentazioni artistiche.

La nascita dei trapianti viene fissata dalla tradizione nel III secolo d.C., quando i santi Cosma e Damiano compirono il miracolo di sostituire la gamba del loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima.

La storia scientifica dei trapianti d’organo, invece, ha inizio nel 1902, quando un chirurgo di nome Alexis Carrel mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni. Utilizzando questa tecnica furono eseguiti i primi trapianti di cuore e di rene su animali. Il primo ostacolo che questi pionieri dovettero affrontare fu il rigetto: l’organismo ospite rifiutava i tessuti e gli organi estranei. Durante la II Guerra Mondiale, il dottor Peter Medawar, eseguendo innesti cutanei in pazienti gravemente ustionati nei bombardamenti di Londra, dimostrò che l’incompatibilità era di origine genetica. I risultati di questi studi portarono l’èquipe del Prof. Murray il 23 dicembre 1954 ad eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli identici. Negli anni successivi furono eseguiti un gran numero di trapianti da donatore vivente, soprattutto negli Stati Uniti, con risultati soddisfacenti.

Nel frattempo si erano compiuti esperimenti di trapianto di reni da soggetti appena morti: il cosiddetto trapianto da donatore cadavere.
Nel 1965 si raggiunse la certezza che questo tipo di intervento era possibile e centri di trapianto renale si aprirono in tutto il mondo.

Da allora questi interventi furono effettuati in numero sempre maggiore e con sempre migliori risultati, fino a diventare operazioni di routine.
Nel 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato dal Prof. Starzl e il primo di polmone dal Prof. Hardy. Nel 1966 i Prof. Kelly e Lillehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 il Prof. Barnard il primo cuore.

I successi ottenuti in questi campi hanno generato grande entusiasmo e grandi speranze sulle potenzialità del trapianto. L’unico rischio reale resta ancora quello del rigetto, cioè del complesso di reazioni biologiche con cui l’organismo tende a rifiutare l’organo trapiantato in quanto lo riconosce come estraneo. In questi anni sono state sperimentate varie strategie per rendere il soggetto ricevente “tollerante” nei confronti del trapianto.
La ricerca medica continua in questo senso, anche perché il progresso dei trapianti è stato e continuerà ad essere largamente dipendente dallo sviluppo delle conoscenze in questo settore e della messa a punto di tecniche che consentano di “tipizzare” i tessuti e riconoscerne il grado di compatibilità.

Domande Frequenti

Come si manifesta la volontà di donazione?

Il principio del silenzio assenso (capo II, legge 1 aprile 1999, n.91) non è ancora applicato, in quanto non è stata ancora costituita un’anagrafe informatizzata dei cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale che permetta la notifica ad ogni cittadino, da parte di un Pubblico Ufficiale, di un modulo per la dichiarazione di volontà in cui si informa lo stesso che, in mancanza di una esplicita dichiarazione, si presume il consenso alla donazione. In questo periodo transitorio la legge stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a chiunque è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà scegliendo una delle modalità di seguito indicate:

  • Il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 da portare sempre con sè;
  • La registrazione della volontà sulla banca dati del Ministero della Salute effettuata presso gli sportelli ASL abilitati;
  • Una dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, data e firma;
  • La tessera o l’atto olografo dell’AIDO.

In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari (coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori) possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. L’opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza, risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi e tessuti. Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore, contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole.

Chi è candidato a divenire donatore?

I donatori di organi sono persone di qualunque età che muoiono in ospedale nelle Unità di Rianimazione, a causa di una lesione irreversibile al cervello (emorragia, trauma cranico, aneurisma etc.) o di un prolungato arresto cardiaco, accertato tramite elettrocardiogramma per almeno 20 minuti, che abbiano prodotto la totale distruzione delle cellule cerebrali causando la morte del paziente per irreversibile e completa cessazione dell’attività cerebrale.

Tutti gli organi sono prelevabili. In presenza di malattie infettive trasmissibili, l’idoneità dell’organo al trapianto è scrupolosamente valutata dai medici con specifici esami. In qualche caso, la malattia di uno o più organi non pregiudica la utilizzazione di altri organi o tessuti per il trapianto.

Quando si procede con la donazione?

Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile.

L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’èquipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore consecutive per gli adulti e i bambini in età superiore a cinque anni; non inferiore alle 12 ore consecutive per i bambini di età compresa tra uno e cinque anni e non inferiore alle 24 ore consecutive nei bambini di età inferiore ad un anno.

Quali sono gli organi e i tessuti prelevabili?

Gli organi che si possono prelevare sono i reni, il fegato, il cuore, il pancreas, i polmoni e l’intestino, mentre i tessuti sono le cornee, il tessuto osseo, le cartilagini, i tendini, la cute, le valvole cardiache, i vasi sanguigni.

In che strutture si effettua il prelievo?

Gli organi sono prelevati nelle sale operatorie degli ospedali accreditati dalla Regione o dal Ministero, da èquipes medico-chirurgiche che operano nel più’ grande rispetto del corpo del defunto. Dopo il prelievo, il corpo del defunto è a disposizione dei congiunti per le procedure relative alla sepoltura.

Come si seleziona l’avente diritto al trapianto?

Gli organi prelevati vengono trapiantati ai pazienti selezionati tra tutti quelli iscritti in lista di attesa. La selezione del ricevente è effettuata in base a criteri oggettivi e trasparenti (compatibilità clinica ed immunologica) che favoriscono la massima riuscita del trapianto.

I tessuti prelevati possono essere conservati in banche appositamente attrezzate prima di essere utilizzati sul ricevente.

Dove si effettuano i trapianti?

Il trapianto di organi in Italia viene eseguito in ospedali o strutture sanitarie autorizzati dal Ministero della Salute ed è totalmente gratuito per il ricevente.

Quali sono in Italia le strutture responsabili della coordinazione dei trapianti?

La nuova legge sui trapianti (n.91/99), ha istituito una struttura nazionale di indirizzo e coordinamento, denominata Centro Nazionale per i Trapianti. Il Centro ha il compito di vigilare sulla tenuta delle liste d’attesa, di fissare i criteri e le procedure per l’assegnazione degli organi con particolare riferimento alle urgenze, di stabilire il fabbisogno nazionale e stilare le linee guida per i Centri di Coordinamento e trapianto. Il Centro svolge le sue funzioni con il sostegno della Consulta Tecnica Permanente per i trapianti, che ha il compito di predisporre gli indirizzi tecnico-operativi per lo svolgimento delle attività di prelievo e di trapianto.

Insieme a questi due organismi sono istituiti i Centri regionali o interregionali di coordinamento, che hanno il compito di coordinare la raccolta, la trasmissione dei dati delle persone in attesa di trapianto, i rapporti tra centri di rianimazione e le strutture per i prelievi e i trapianti e di procedere all’assegnazione degli organi sulla base dei criteri fissati dal Centro Nazionale.

Le Aziende Sanitarie Locali hanno il compito di nominare il Coordinatore locale al prelievo, un medico responsabile del processo di donazione, prelievo e trapianto d’organi e tessuti, cui spetta curare i rapporti con i familiari dei donatori e al quale è possibile rivolgersi per ogni informazione.

Le associazioni di volontariato, infine, sono chiamate dalla legge a svolgere un ruolo di supporto per l’informazione e a collaborare con le istituzioni.

Qual è il punto di vista delle diverse confessioni religiose?

La maggioranza delle religioni o confessioni religiose occidentali sostengono senza alcun dubbio la donazione e il trapianto degli organi. La Chiesa Cattolica ha sottolineato in molte occasioni che la donazione degli organi è un atto supremo di generosità, carità e amore. Altre religioni, fra cui quella Ebraica, Islamica e dei Testimoni di Geova non pongono nessuno ostacolo alla donazione.

Legislazione Sul Trapianto