Il SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) è un’associazione di volontariato, apartitica, aconfessionale, non lucrativa, che non ammette discriminazioni di genere, razza, lingua, nazionalità, religione, ideologia politica e orientamento sessuale. L’associazione è da decenni impegnata nel perseguimento di una formazione più completa dello Studente in Medicina; ciò comporta l’approfondimento di tematiche di Sanità Pubblica al fine di far crescere intellettualmente, professionalmente e deontologicamente il futuro Dottore in Medicina.

Negli ultimi mesi, i riflettori della nostra Sanità Pubblica sono stati puntati sulle infezioni da HCV: secondo le stime epidemiologiche del Ministero della Sanità stesso, in Italia è presente più di un milione di individui HCV positivi ed il 33% di essi è affetto da cirrosi; il tasso di mortalità per tumore del fegato è tra i più alti d’Europa.

A partire dal 2014, in Italia è stato commercializzato un farmaco il cui principio attivo è denominato Sofosbuvir, ovvero il Sovaldi® (nome commerciale) della Gilead. Il costo per un trattamento completo è di 41 mila euro, un prezzo decisamente elevato. Grazie all’ultimo rapporto OsMed (Osservatorio sul consumo dei medicinali, organo ausiliario dell’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco), si riesce a comprendere quanto l’acquisto del Sofosbuvir abbia inciso ed incida sulle casse del Sistema Sanitario Nazionale (SSN): nel documento si sottolinea che “nel 2015 la spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è stata pari a 21.778 milioni di euro ed è aumentata rispetto all’anno precedente del +8,9%. […] Rispetto al 2014, la spesa ha evidenziato un sensibile aumento del +13,1%, dovuto principalmente all’aumento della spesa per medicinali di classe A erogati in distribuzione diretta e per conto (+51,4%)“; per quanto riguarda i medicinali di classe A, il Sofosbuvir risulta il principio attivo con il maggior impatto per il bilancio del SSN (si parla di una spesa per il 2015 di 1.184.091.778 di euro; il secondo principio attivo in termini di spesa, il Fattore VIII, è costato 258.883.007 euro).

Nonostante sia stato speso ben oltre 1 miliardo di euro per l’acquisto di quello che viene definito il superfarmaco, il nostro SSN è riuscito a garantire le cure soltanto per il 5% dei pazienti HCV positivi. Il costo proibitivo a cui l’Italia compra il farmaco, impedisce al SSN di garantire un’equa distribuzione della cura tra i pazienti con HCV.

Giusto qualche settimana fa, è stata indetta una petizione dai dottori Gavino Maciocco (docente in Medicina di Comunità e Politica Sanitaria, Firenze) ed Adriano Cattaneo (epidemiologo, Trieste) attraverso il sito saluteinternazionale.info.

Attraverso la suddetta petizione si richiede al Governo Italiano di ricorrere al meccanismo della licenza obbligatoria per produrre il generico del superfarmaco a prezzi decisamente più contenuti (in India, Paese ricorso all’utilizzo della licenza obbligatoria, il prezzo per il trattamento completo è di appena 1000 euro). Il meccanismo di cui sopra è regolamentato dall’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (meglio conosciuto come Accordo TRIPs); tale accordo è stato promosso dall’Organizzazione Mondiale del Commercio ed è stato ufficializzato a Marrakech nel 1994. In base a tale accordo si stabilisce in che modo ogni Stato deve tutelare la proprietà intellettuale; in seno ad i requisiti, però, sono state stabilite anche le eccezioni. L’eccezione in base alla quale si può richiedere una licenza obbligatoria viene chiarita dalla Dichiarazione sull’accordo TRIPs e la Salute Pubblica: “Concordiamo sul fatto che l’accordo TRIPs non impedisce e non dovrebbe impedire ai Membri di prendere misure per proteggere la Salute Pubblica. […] Ogni Membro ha il diritto di rilasciare una licenza obbligatoria e ha la libertà di determinare le basi sulle quali tale licenza è rilasciata. […] Ogni Membro ha il diritto di decidere cosa rappresenti un’emergenza nazionale”.

In virtù di queste e di molte altre motivazioni, il Segretariato Italiano Studenti in Medicina aderisce convintamente alla petizione, conscio che il fine della medesima sia garantire a tutti i pazienti l’accesso a terapie efficaci.